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Filosofie minime amburghesi

Amburgo, domenica 30 maggio. Sono in aereoporto, di ritorno da un incontro organizzato all'Istituto italiano di cultura per presentare il mio ultimo libro, Il filosofo tascabile. Dai presocratici a Wittgenstein   e, insieme, l'edizione tedesca de Il lancio del nano (Zwergenweitwurf).  
Durante la gita di sabato, in bicicletta per l'intera giornata, ho trovato diversi spunti per ulteriori esercizi di filosofia minima. Uno me lo ha suggerito Renata Sperandio, leggendomi un cartello in cui si indica una zona pedonale (la grafica è quella del bambino preso per mano da un adulto) , accompagnato dalla scritta "Le persone ragionevoli non vanno in bicicletta in questa  zona. Alle altre è severamente vietato".

Davvero notevole, perché mostra in una battuta quanto impegno mettano i paesi civili nel rendere comprensibile e persuasiva la necessità di un divieto, anche del più banale e quotidiano.  Sanno agire, al contrario che da noi, sulle motivazioni e sul senso di vergogna che si può provare nel trasgredire una norma del tutto ragionevole.
Ora in aeroporto, mi capita di riprendere un altro esercizio, vedendo per la prima volta con i miei occhi  la geniale soluzione che Cass R. Sunstein ha adottato per risolvere l'annoso problema dei bagni dei maschi, vale a dire per la loro, apparentemente inspiegabile, incapacità di fare centro. La soluzione che l'attuale superconsulente di Obama aveva  adottato per l'aeroporto di Amsterdam, come spiega in Nudge, a quanto pare è stata imitata anche dagli amburghesi. Eccola: 

      

A volte le soluzioni per correggere le nostre distrazioni motivazionali sono davvero semplici. Questo di Sunstein dovrebbe servire da modello per una serie considerevole di riforme. E' bastato disegnare una mosca nel water per indurre  gli avventori a prendere la mira, raggiungendo livelli spontanei di igiene  che i bagni maschili non avevano mai raggiunto.

L'idea è ben nota agli scienziati cognitivi che parlano di «punto focale»,  chiamato anche «punto di Schelling» dal nome del premio Nobel per l'economia che ne ha studiato numerosi effetti . Per esempio, in ambito calcistico, seguendo una qualunque partita dei mondiali che si avvicinano, sicuramente avrete modo di notare che il portiere, quando si troverà da solo in difesa della porta, verrà colpito più spesso di quanto ci si potrebbe aspettare.

Perché? Perché il portiere costituisce un punto prominente nello spazio, che attrae lo sguardo dei calciatori posti di fronte a lui. Per evitare questo effetto, colui che si appresta al tiro deve cercare un punto nello spazio diverso da quello del portiere e assegnargli la stessa centralità. È un'idea che Schelling, che il Nobel l'ha vinto per la teoria dei giochi, ha mutuato dallo psicologo gestaltista Kurt Koffka. Gli innovatori poco si curano delle distinzioni disciplinari. Né dei salti che si possono fare da un campo di calcio al bagno di un aeroporto (magari passando per un'area pedonale). 

 

  

  • Temitopa.A |

    @ Milko
    Sappiamo che c’è libro e libro e film e film, ma i libri fanno bene, o meglio sono meglio della televisione in quanto i ragazzi si trovano di fronte un pensiero tratto da un vocabolario di migliaia di parole, invece delle 300 della TV, un pensiero articolato in sintassi. Inoltre un libro mette i lettori in contatto con le storie, con il pensiero di un’altra persona. C’è quindi una comunicazione, una relazione che s’instaura quando si legge che non è possibile nei programmi spazzatura della televisione.
    Questo “Leggete che fa bene” è quindi un’esortazione per bambini o per adulti che non leggono, e non deve tradursi in leggete sempre libri come Twilight, poiché in ogni cosa ci deve essere crescita.

  • pietro coluzzi |

    Buon giorno,
    sono Pietro Coluzzi. Ci siamo incontrati ieri mattina a Spoleto.
    Volevo inviare un saluto con il mio indirizzo email.
    Da dilettante di letture filosofiche e lettore del domenicale del 24 ore.
    Ricordo anche che il filosofo di cui non ricordavo il nome è Maurizio Ferraris. L’altro con cui si contendeva dei massimi sistemi ( uno più astratto e meno legato alla realtà e l’altro forse più concreto e propugnato da Ferraris ) dovrebbe essere Giorello, se è vero che insegna anche in America.
    Altrimenti non ricordo.
    L’articolo di non più di un paio di mesi fa era sicurmanente sul domenicale.
    A presto e se capita a Roma mi farebbe piacere incontrarla.
    Lascio un cellulare 3355496341
    Pietro Coluzzi

  • Milko |

    Caro Massarenti
    Mi scuso in anticipo se uso questo suo spazio, ma no sono riuscito a trovare un indirizzo e-mail a cui spedire questa mia.
    Le lancio una provocazione e mi dica cosa ne pensa.
    Si fa tanto parlare del fatto che sia un bene leggere libri. Dovremmo educare i nostri figli in modo che imparino ad amare la lettura, e anche noi dovremmo sforzarci di leggere almeno un libro al mese. Leggere fa bene, stimola la fantasia e ci aiuta a vivere meglio; insomma leggendo diventiamo uomini migliori.
    Le premetto che io sono un libraio, adoro i libri, la letteratura, le scienze e tutto ciò che è conoscenza.
    Proprio per queste mie inclinazioni mi è sorto un dubbio: non riesco a capire dove sia “il bene” nel leggere un romanzo harmony, un Follet, un Grisham e, quindi, per esteso, tutti quei libri che sono puro intrattenimento. Intendiamoci, non che io sia contro questi libri e contro le persone che leggono questi libri, anzi. Leggere questi libri è un po’ come andare al cinema a vedere una commedia leggera o un film d’azione (nel senso stretto del termine; anche “Apocalypse now” può essere considerato d’azione), insomma “intrattenersi” piacevolmente e con leggerezza, rilassandosi.
    Questo però no può giustificare l’esortazione legata al leggere.
    Secondo me il bene del leggere si ha quando la lettura ti stimola il pensiero, quando ti dà degli spunti di riflessione, ti invita a “speculare” su qualcosa. Ti aiuta, infine, a trovare quelle risposte che magari da solo non riesci a trovare. Insomma leggi e vivi meglio, sei più consapevole, conosci più cose oppure come diceva il grande Platone, sei ancora più consapevole del fatto di non sapere.
    E qui si arriva inevitabilmente ad un distinguo tra i libri: non possiamo dire che leggere “la critica della ragion pura” sia la stessa cosa che leggere l’ultimo di Fabio Volo!
    È vero, lei mi dirà che qualcuno trova degli spunti di riflessione anche nei libri di Fabio Volo; ma allora dovremmo trarre la conclusione che in ogni libro ci sarà sempre e comunque uno spunto di riflessione per qualcuno? Per quanto brutto sia questo testo? Allora qualsiasi libro pubblicato ha lo stesso valore di Kant?
    La saga della Meyer sui vampiri ha le stesse potenzialità di stimolare la mente di Platone? Larsson come Roland Barthes?
    Probabilmente Fabio Volo stimolerà qualcuno a porsi delle domande, ma ciò non toglie che sia innegabile il fatto che esista un gruppo di autori che sta sopra gli altri e che non finirò mai di ringraziare per gli aiuti che ci danno.
    Cordialmente
    Milko Lodigiani

  • Silvia |

    ahah…a cosa deve arrivare la mente umana per autocontrollarsi. Noi uomini (nel senso di genere umano) siamo davvero miseri. quella della mosca è geniale ma triste e non per la cosa in sé. mi chiedo: perché gli individui non sono più in grado di centrare qualcosa? buttano lì tutto senza un minimo di attenzione, passano e vanno, non hanno più il coraggio di andare al fondo delle cose. Questa è la filosofia moderna. sob

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