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Logicomix, geniale intreccio tragi-logico

«È la fine». Siamo negli anni Trenta del Novecento, a una conferenza del Circolo di Vienna. Kurt Gödel ha appena dimostrato i suoi due teoremi di incompletezza, mettendo definitivamente in crisi ogni tentativo di fondare la matematica sulla logica e infrangendo il sogno degli organizzatori di quell’incontro. A pronunciare quel commento è un fisico e matematico ungherese, John Von Neumann. Proprio lui, che nel dopoguerra, a Princeton, più di ogni altro avrebbe contribuito a inaugurare quella rivoluzione informatica che oggi permea le nostre vite. Christos H. Papadimitriou, auctor in fabula insieme a Apostolos Doxiadis di Logicomix, la prima graphic novel dedicata alla storia della logica, interviene nel racconto e lo dice chiaramente: «Be’, quella fu la prima reazione di Von Neumann… Ma le cose proseguirono in modo molto diverso. Il viaggio del pensiero astratto, da Aristotele a Boole, fino al teorema di Gödel, condusse in realtà a un nuovo inizio, che…». «Aspetta – lo interrompe Doxiadis – prima di iniziare a pensare ai nuovi inizi ci sono ancora i vecchi epiloghi da portare a termine!».
Sì, perché in realtà Logicomix, scritta da due logici greci (uno dei quali, a Berkeley, è stato professore di Bill Gates) è composta nei modi della tragedia antica e non certo della favola a lieto fine. L’elemento positivo – che è poi il grande balzo innovativo di cui noi tutti oggi beneficiamo – è sempre solo accennato, in quest’opera che, raccontando una lunga storia, con espedienti didattici ricchi di humour, non trascura nessuno dei concetti fondamentali che si incontrano in un corso di logica. Benché Logicomix possa fungere egregiamente da introduzione alla filosofia e alla matematica del Novecento, non va però confusa con libri come Aristotele a fumetti o con la stessa Logica a fumetti or ora pubblicata da Cortina. Lì l’aspetto didattico è prevalente: non si raccontano storie, né le si drammatizza. Logicomix appartiene invece (anche per successo di critica e di vendite) al genere di Un contratto con Dio di Will Eisler, a Maus di Art Spiegelman, a Palestine di Joes Sacco o a Persepolis di Marjane Satrapi. Insomma al meglio della trentennale tradizione della graphic novel.
Bertand Russell, filosofo, matematico, pacifista, riformatore, libertario, marito per quattro volte è il protagonista perfetto per una storia di questo genere. Si procede per ampi flashback, a partire da una conferenza che Bertie tiene negli Stati Uniti su «Logica e vita quotidiana», il 4 settembre 1939. Lui che ha sempre pensato alla guerra come al peggior nemico della razionalità, e che ha già pagato con il carcere il suo credo pacifista, che cosa ha da dire ora che l’Inghilterra sta per decidere di attaccare la Germania nazista?
Russell la prende alla lontana. Racconta della sua infanzia vittoriana, accudito dalla nonna arcigna e ossessionata dalla religione; della scoperta delle verità matematiche ma anche della fragilità dei loro fondamenti e dunque dell’impegno di trovarne di certi e definitivi. Continuando nella ricerca anche dopo la scoperta di un devastante paradosso. Se in un villaggio il barbiere rade tutti (e solo) gli uomini che non si radono da sé, chi rade il barbiere? Nessuna soluzione può essere coerente, proprio come accadeva nell’antico paradosso del mentitore («io sto mentendo») e in tutte le antinomie derivate dall’autoreferenzialità. «L’insieme degli insiemi che non contengono se stessi, contiene se stesso? – si chiede Bertie a pag. 174 – Se contiene se stesso, allora no. E se non contiene se stesso, allora sì. Sembra un gioco di parole, ma in realtà ribalta la nozione stessa di "insieme"… intesa come gruppo di oggetti che hanno in comune una specifica proprietà … e con essa la logica».
Logicomix racconta in maniera magistrale il dramma dell’impossibiltà di rifondarla su basi non contraddittorie, senza purtuttavia nasconderne la portata pratica, intrecciandolo con un dilemma altrettanto profondo: come può la democrazia, in nome della pace e della pluralità dei valori e dei punti di vista, affrontare l’attacco di chi la vorrebbe annientare insieme ai suoi principi di fondo? È come se tutti vivessimo in prima persona i conflitti tipici di una tragedia. Salvo poi trovare proprio lì, nella tragedia greca, e in particolare in un’illuminante interpretazione dell’Orestiade – sì, c’è anche questo in Logicomix, – una possibile, per quanto imperfetta, via d’uscita.

Apostolos Doxiadis e Christos H. Papadimitriou, «Logicomix», disegni di Alecos Papadatos e Annie Di Donna. Introduzione di Giulio Giorello, Guanda, Parma, pagg. 254, euro 23,00, (www.logicomix.com/en/)

  • rikygio |

    quoto l’ “infinito” commento di franco 😀

  • Franco Bontadini |

    E’ la fine. La contraddizione logica non è nel barbiere, ma nella definizione che ne diamo. Aver capito che non siamo in grado costruire un modello della realtà che ci renda capaci di possederla (prevedere il futuro), è stata la logica fine (e la fine logica) di un progetto antico come l’albero della conoscenza e la torre di babele.
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    Come ci ricordava domenica scorsa Diego Marconi, affermare che “La realtà non esiste, ci sono solo le nostre opinioni” è una sciocchezza, che ci mostra quanto possiamo essere antropocentrici e presuntuosi, quanto l’autostima per la propria mente possa arrivare a confondere le idee, arrivando a negare quanto sia limitata e fisicamente incapace di gestire le sue stesse pretese di definire principi assoluti.
    Ogni teoria è una lettura della realtà, se è contraddittoria o comunque illogica il problema è nella teoria, non nella realtà!
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    La nostra mente assegna ai fenomeni etichette ed attributi, che, inevitabilmente, generalizzano in modo arbitrario la realtà fatta di individualità (non ci sono due impronte digitali uguali, figurarsi due uomini!)
    Ripensando ai paradossi citati (il barbiere, il mentitore, l’insieme dei testi non autoreferenziali, …) forse il punto è che si deve distinguere meglio e non presumere che ogni ente sia qualcosa di assoluto che è così in quanto è così.
    Ad esempio, se il barbiere è la persona che di mestiere rade la barba a chi non lo faccia da solo, non di meno:
    – non è logicamente impossibile ma solo insensato che il barbiere rada persone che si sono rasate;
    – una persona può radersi da solo oggi e andare dal barbiere domani;
    – il barbiere si può radere da solo o andare da un altro barbiere per farsi radere;
    – il barbiere è un uomo, come uomo può radersi o andare dal barbiere, come barbiere rade la barba a chi chiede il servizio.
    Se astraiamo il barbiere come ente assoluto che rade (tutti e solo) chi non lo faccia da sé stesso, facciamo un’astrazione assoluta (che non dipende da altre condizioni e aspetti) e ci stacchiamo dalla realtà (in cui il vero e il falso hanno senso pratico), fatta con tutta evidenza di individualità interdipendenti; ci mettiamo da soli in condizioni di assurdità, da cui non possiamo trarre conclusioni se non sulla nostra sciocca limitatezza (come nelle teorie economiche basate su astrazioni mentali senza reale riscontro: il mercato competitivo, l’homo oeconomicus, la razionalità dei processi decisionali, il pil, …)
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    Le teorie scientifiche sono vere se consentono di prevedere il futuro, se danno previsioni sbagliate sono false, se non prevedono non sono scienza (mi pare che sia stato Popper a chiarire questo punto).
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    Quando affermo che il vero ed il falso hanno senso pratico parlando del reale (di ciò che esiste indipendentemente da noi e dalla nostra mente), penso anche che non sia possibile scinderlo dall’etica (il bene ed il male), ma sapendo che possiamo rendere oggettivo (indipendente dalla nostra mente) il vero ed il falso se ci riferiamo a fenomeni conoscibili, ma non possiamo rendere oggettivi i valori (ciò che è importante per la nostra felicità) che sono inestricabilmente connessi alla mente ed all’individualità di ciascuno di noi.
    O no?

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