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Verità e democrazia – Virtù, valori, onestà intellettuale

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Papa Benedetto XVI, nel testo della lectio magistralis che avrebbe dovuto tenere domani alla Sapienza di Roma, parla del problema della ricerca della verità. Un testo che merita grande attenzione e rispetto, e va quindi discusso con franchezza. Per pura coincidenza proprio ieri avevo spedito al sito Golem l’Indispensabile un mio intervento su Verità e democrazia, all’interno del dibattito lanciato da Gherardo Colombo  sui problemi della cattiva informazione in una democrazia. Il mio è un testo filosofico, che prende le mosse dalle riflessioni di un grande filosofo morale come Bernard Williams, e credo che possa dare qualche suggerimento sull’importanza della verità nelle discussioni pubbliche, comprese quelle sui rapporti tra scienza e fede.  La mia idea è che la verità è necessaria alla democrazia e che la ricerca della verità non può che essere perseguita attraverso il dubbio sistematico promosso dalla scienza, che è il principale motore di un’oggettività fallibile e sempre rivedibile. Per questo le critiche alla scienza, provenienti non solo dal mondo religioso ma anche dai filosofi alla moda della vulgata debolista e postmoderna, finiscono per minare la possibilità stessa di una discussione pubblica libera e democratica.  E per trasformare anche quelli che potrebbero essere degli utli e pacati confronti tra visioni diverse in conflitti inconciliabili in cui nessuno è più in grado di ascolatare le ragioni degli altri, ma tutto si risolve in manifestazioni e contromanifestazioni di piazza.

   

 

  • mario |

    Le ultime quattro righe in”virtù e democrazia” sono a parere mio un dogma. In esse vi
    è il sunto del valore “Democrazia”contrapposto di seguito all’oscurantismo. Oggi si assiste sempre più sovente alla contrapposizione dei blocchi,non c’è assolutamente la volontà di ascoltare,mediare,solo io,io,io. Si comincia con il furto della marmellata per finire a quello della vita altrui,senza rimorsi,ripensamenti. Chi ha più muscoli preda, e non solo in senso materiale. Penso che siamo vicini ad una svolta storica e mi auguro che non sia il solito ricorso storico. Ingenuo,forse.

  • Gionata Dubois |

    La democrazia nasce con un atto di corruzione , si legittima attraverso il consenso delle masse ma mantiene in se l’insanabile conflitto fra l’interesse dei pochi e quello delle moltitudini. E’ fur di dubbio che le moderne democrazie abbiano portato ad un grado di sviluppo e di benessere diffuso ma che questo abbia qualcosa a che fare con la “verita” e’ un affermazione molto discutibile. Ne’ e’ dimostrazione che lo strumento principe della politica resta la retorica e non il discorso scientifico. Ed infine il fatto che la scienza sia un “sapere” pubblico e democratico e’ vero a patto che si abbiano gli strumenti intellettuali sufficienti per comprenderne il “discorso”.
    Saluti
    Gionata

  • Fabio Milito Pagliara |

    Sono completamente daccordo con il prof. Masserenti e provo a rispondere a Paola
    Il fatto che esista una verità (un mondo oggettivo che si può conoscere) non implica in alcun modo che noi siamo in grado di conoscere tutta la verità di tutto, insomma come dice Hilary Putnam (se non sbaglio) non possiamo avere un punto di vista onnisciente quindi dobbiamo accettare il dialogo per arrivare alla verità, ma sempre supponendo di poter appunto conoscere il mondo e dire qualcosa su di esso. Quindi meglio parlare di certezza? (a proposito segnalo il bel libro di Diego Marconi, già recensito sul domenicale, “Per la verità” – che criticherei solo quando nel difendere la libertà d’espressione della chiesa si dimentica dell’asimettria mediatica qui in italia)
    Inoltre, ovviamente, non è neanche detto che possiamo avere lo stesso grado di certezza in tutte le cose, più è complesso il sistema e meno certezze possiamo affermare d’avere, e sicuramente le società umane sono società complesse di animali complessi, per cui possiamo solo procedere lentamente verso forme che siano sempre più decenti (secondo i meccanismi tutti ipotizzati e tutti da scoprire dell’evoluzione culturale) e su questo non posso non segnalare l’ottimo “Non di soli geni” di Boyd e Richardson.

  • piersky |

    Su questo sito, se siete d’accordo, potete sottoscrive una petizione a sostegno dei 67 professori della Sapienza:
    http://www.petitiononline.com/386864c0/petition.html

  • Paola Liberace |

    Quando escogitò la fortunata formula della “dittatura del relativismo”, portatrice nelle sue intenzioni di un segno negativo, il Papa avrebbe potuto contrapporrvi un’altra formula, di segno uguale e contrario. Per un intellettuale del suo rango sarebbe stato facile disegnare in pochi tratti la fisionomia della “repubblica della verità” ; stenderne in pochi cenni l’abbozzo costituzionale, fatto di principi come “identità”, “valori”, “radici”, “coscienza”. Probabilmente, non l’avrebbe portata a termine; si sarebbe arrestato di fronte alla domanda possibile sulla forma di governo: la verità è una repubblica liberale? E’ difficile immaginare, insieme, l’esigenza di verità – emersa nella sua unicità dalle nebbie del relativismo – e il pluralismo del pensiero liberale, che vuole la coabitazione delle verità, delle culture, dei punti di vista. In che misura possiamo permetterci di restare liberali e insieme abbandonare, una volta per tutte, l’ironia scettica? Qui tornano ad affollarsi i fantasmi delle obiezioni relativiste, materializzandosi intorno alle temibili lezioni dell’esperienza storica. Come scongiurare le catastrofi del pensiero unico, della persecuzione, del totalitarismo, che la storia associa alla pretesa esclusiva della verità, e insieme restituire a questa verità il suo pieno valore? E’ il problema di Bernard Williams, e certo Ratzinger non è tenuto a risolverlo. Forse neppure sarebbe arrivato a una simile questione, percorrendo una via affatto diversa da quella che ho immaginato. O forse non avrebbe potuto dare risposta, non con gli strumenti che ho presenti, e che per quanto mi riguarda – pure sentendo fortissima l’esigenza di riaffermare l’esistenza di un valore veritativo – identifica ancora la “repubblica della verità” come un ossimoro.
    Paola

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