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Una risata vi illuminerà – La filosofia spiegata dalle barzellette

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Arthur Koestler La voce "Humour" scritta per l’Enciclopedia britannica

Maurizio Ferraris – Metafisica della barzelletta

Autoironia – Un mio saggio  sull’umorismo filosofico (su Kos)

Da Il Sole-24 Ore Domenica del 23 dicembre 2007:

«Prima ridere, poi filosofare (o viceversa?)» – parafrasi del celeberrimo detto aristotelico primum vivere, deinde philosophari – è il titolo dell’introduzione, ma sarebbe stato ottimo anche per l’intero saggio di Thomas Cathcart e Daniel Klein. Descrive, assai meglio di Platone e l’ornitorinco, l’autentica scoperta che dobbiamo ai due autori, vale a dire che esiste – per dirlo con il linguaggio della logica – una sorta di «relazione biunivoca» tra l’universo delle barzellette e quello della filosofia. E questo nonostante i filosofi assai raramente siano dotati di uno spiccato senso dell’umorismo. Guidati dall’intuizione fondamentale secondo cui molte buffe e apparentemente innocenti storielle hanno la straordinaria poprietà di illustrare e chiarire concetti filosofici a volte anche assai complessi, gli autori hanno scoperto che interi gruppi di barzellette occupano l’identico territorio concettuale delle discipline che formano l’ambito della filosofia.
Metafisica, logica, epistemologia, etica, filosofia della religione, esistenzialismo, filosofia del linguaggio, filosofia politica, relatività e persino metafilosofia – così si suddividono i capitoli del libro – vengono trattati con rigore e al contempo con umorismo, grazie a una coincidenza che spinge gli autori a chiedersi persino se non esista un Disegno Intelligente che ha combinato le cose in maniera così coerente e perfetta. Ironicamente, si intende. Perché, anzi, questa idea teologica, riportata in auge negli ultimi anni da certe forme agguerrite di creazionismo, è in realtà la prima a essere infilzata efficacemente da una semplice storiella. Un uomo di novant’anni va dal medico e dice: «Dottore, la mia mogliettina diciottenne aspetta un bambino». Il dottore replica: «Lasci che le racconti una storia. Un uomo va a caccia, ma invece del fucile si porta dietro per sbaglio l’ombrello. All’improvviso, viene attaccato da un orso. Imbraccia l’ombrello, spara all’orso e lo uccide». L’uomo dice: «Impossibile. Dev’essere stato qualcun altro a sparare all’orso». Il dottore risponde: «È proprio quello che volevo dire!».
Ciò di cui si mostra qui la debolezza è la cosiddetta «argomentazione per analogia», che è quella cui ricorrono appunto i sostenitori del Disegno Intelligente, secondo i quali «se esiste un bulbo oculare deve esserci per forza un Disegnatore Celeste di Bulbi Oculari».
La teologia attraversa quasi tutte le parti del libro. Non a caso uno dei due autori (entrambi laureati a Harvard), Cathcart, è entrato e uscito da numerose facoltà teologiche. Klein invece si guadagna da vivere scrivendo battute per comici affermati (un po’ come faceva Woody Allen ai suoi inizi).
Una sezione molto ben riuscita è quella dell’etica. Domanda: Chi è un sadico? Risposta: È uno che è gentile con un masochista. Non ci vuol molto a capire che questa battuta (attribuita in genere a Bertrand Russell) arriva al cuore di una delle questioni fondamentali della morale: quella della reciprocità, descritta dalla più universale delle regole, la regola aurea, «Fa’ agli altri quello che vorresti che gli altri facessero a te». Di questa regola Kant cercò di fornire una versione ancora più astratta, quella dell’imperativo categorico: «Agisci in modo che la tua volontà possa istituire una legislazione universale».
Una variante della battuta precedente spiega perché tra le due versioni c’è un’importante differenza. Se io affermo che «Un sadico è un masochista che segue la regola aurea», immagino che il masochista infligga del dolore agli altri perché questo è ciò che gli impone la regola aurea: cioè fare quello che vorrebbe fosse fatto a lui. Kant obietterebbe che in nessun modo «infliggere dolore agli altri» può essere onestamente considerato una legge universale in un mondo vivibile. E anche un masochista dovrebbe essere d’accordo. Tutta la questione è riassunta, in maniera geniale da un’altra battuta, dovuta al drammaturgo inglese George Bernard Shaw, che ha riscritto così la regola aurea: «Non fare agli altri quello che vorresti gli altri facessero a te: potrebbero avere gusti diversi».
A proposito di Kant, ricordate che era colui che riteneva che «la dignità non ha prezzo»? Siete d’accordo? Allora riflettete sulla seguente «proposta indecente». Lui: «Verresti a letto con me per un milione di dollari?» Lei: «Un milione di dollari? Wow! Credo di sì». Lui: «E che ne dici di due dollari?» Lei: «Sparisci, amico. Per chi mi hai preso?» Lui: «Quello l’abbiamo già stabilito. Adesso stiamo tirando sul prezzo».
Sia chiaro. Questi sono solo pochi esempi tra le miriadi di battute di spirito contenute nel volume. Le battute devastanti non vengono risparmiate a nessuna teoria e hanno quasi sempre la forza di chiarire assai bene la natura dei problemi, le domande che stanno dietro le diverse formulazioni filosofiche. C’è anche un bel glossarietto in fondo al volume dove, per esempio, la teoria rivale del kantismo – l’utilitarismo – è definita così: «Filosofia morale secondo la quale le azioni giuste sono quelle che producono vantaggi maggiori di ogni altra alternativa per le persone interessate. L’utilità limitata di questa filosofia diventa manifesta quando cerchi di accontentare sia tua madre sia tua suocera il giorno di Natale».
Quello che conta per gli autori è soprattutto suscitare il gusto, squisitamente filosofico, per le domande. Nel campo della conoscenza, per esempio, la questione centrale dell’empirismo inglese – su quali informazioni riguardo al mondo che ci circonda possiamo fare reale affidamento? – viene esposta con la seguente, sciocca storiella. Morty torna a casa e trova sua moglie a letto, nuda, con il suo migliore amico. Proprio mentre sta per aprire la bocca, l’amico balza fuori dal letto e afferma: «Prima che tu dica qualcosa, rifletti vecchio mio, a chi hai intenzione di credere: a me o ai tuoi occhi?».
Il gioco delle barzellette filosofiche è bello perché non dura poco. Anzi, una volta messo in moto, diventa un gioco infinito. Dura per lo meno tutta la vita. Chi è filosofo una volta, lo è per sempre. E questo libro permette davvero a chiunque di esserlo. «La filosofia e le barzellette – sostengono gli autori – nascono dallo stesso impulso: confondere il nostro senso della realtà, mandare gambe all’aria i nostri mondi e stanare le verità nascoste, e spesso scomode, che riguardano la vita».
Qualche altro piccolo assaggio. Una magistrale, limpida e breve presentazione della filosofia di Leibniz e della presa in giro che ne fece Voltaire in Candide, si chiude con questa battuta: «Un ottimista crede che questo sia il migliore dei mondi possibili. Un pessimista lo teme». Oppure, per spiegare il concetto di relatività, si parte da una barzelletta infantilissima. Una lumaca viene aggredita da due tartarughe. Quando la polizia le chiede come si sono svolti i fatti, la lumaca risponde: «Non lo so. È successo tutto così in fretta».
E si continua con quest’altra. Un uomo prega Dio: «Signore», invoca, «vorrei farti una domanda». Il Signore risponde: «Non c’è problema. Avanti, fammela». «Signore, è vero che per te un milione di anni sono solo un secondo?». «Sì. È vero». «Bene. Allora, che cosa sono per te un milione di dollari?» «Un milione di dollari, per me, sono un penny». «Ah, Signore», dice l’uomo, «allora potrei avere un penny?» «Certo», dice il Signore. «Aspetta un secondo». E davvero potremmo andare avanti all’infinito.
A proposito di infinito, il libro inizia con questo dialogo apocrifo tra due filosofi greci. «Se Atlante regge il mondo sulle spalle, chi regge Atlante?» «Una tartaruga». «E chi regge la tartaruga?» «Un’altra tartaruga». «E chi regge quest’altra tartaruga?» «Mio caro, è tutto tartarughe fino in fondo!».
E i due autori ci trasmettono con chiarezz
a un messaggio non tanto dissimile. Caro lettore, se vuoi ridere con della buona filosofia, non farti illusioni, non cercare risposte definitive, non coltivare facili speranze. È tutto domande, fino in fondo!

Thomas Cathcart e Daniel Klein, «Platone e l’ornitorinco. Le barzellette che spiegano la filosofia», Rizzoli, Milano, pagg. 192, euro 12,00.